EVENTI TRAUMATICI E MAL DI VIVERE

TRAUMA LUTTO CRISI

Quando viviamo il lutto di una persona cara ci sembra aver perso la nostra collocazione nel mondo: i nostri riferimenti, le nostre coordinate perdono il loro significato e ci avvolge un senso di abbandono . Il profondo dolore copre ogni certezza e i nostri pensieri vagano nell’ombra di ricordi che prima erano realtà quotidiane e scontate.

Ma il lutto non consiste esclusivamente nella morte di una persona cara; in realtà ci si riferisce anche ad altre condizioni in cui una persona si trova a dover vivere in termini di cambiamenti o perdite come il lavoro, divorzi o separazioni, aborti, perdite economiche e di status sociale, pensionamento e trasferimenti in altre città-Stato.

La perdita si manifesta attraverso sentimenti di pena, rabbia, colpa, rimpianto e abbandono, risvegliando talvolta altre esperienze precedenti di vita con cui hanno in comune tali emozioni.

La grande fatica “è starci”, “esserci” sia per chi vive direttamente l’esperienza della separazione che per chi ci vive accanto.

E’ in questo “passare attraverso” chiamato comunemente “elaborazione del lutto”, che non ha un tempo definito e certo ma ha la funzione di riprendere le fila dei discorsi tra noi e il modo circostante, che l’intervento psicologico può offrire il suo contributo.

LA PERDITA DI UNA GRAVIDANZA

La domanda che accomuna tutte le coppie che si trovano a dover vivere l’esperienza di perdere una gravidanza è “perché è successo? Quali sono le cause?”, non solo, le persone si sentono addosso anche un senso di colpa, una certa responsabilità nell’aver, anche involontariamente, provocato questo evento. Difficile, soprattutto oggi, con l’imperare delle tecnologie sempre più nuove e all’avanguardia, accettare di non avere il pieno controllo su un evento “fondamentale” del proprio percorso di vita; difficile accettare che esiste una componente imprescindibile che è quella che appartiene alla natura…Effettivamente, in oltre la metà dei casi, non è possibile identificare con precisione le cause , ma i fattori riscontrati (genetici, infettivi, anatomici, ormonali, immunologici, gravidanza extrauterina o molare, fattori ambientali e di stili di vita, stress,etc.) sono quasi sempre incontrollabili e non riguardano comportamenti o pensieri avuti durante la gravidanza.

Indipendentemente da quanto sia durata la gravidanza e desiderata, la sua perdita rappresenta per la maggior parte delle donne un evento stressante e traumatico: vengono riferiti dubbi sulla propria capacità procreativa e  un senso di inadeguatezza come donna rispetto alle attese familiari e sociali; il confronto con altre donne in attesa e quelle situazioni che ricordano l’evento, ad es. l’anniversario della perdita o della presunta nascita,  rappresentano momenti  molto dolorosi.

A tal proposito, ricerche nel campo hanno dimostrato che se il processo naturale di elaborazione del lutto si blocca e il trauma non viene elaborato, le donne possono presentare ripercussioni sia sul piano psicologico che relazionale.  Perdita di interessi, irritabilità, sensi di colpa, difficoltà nel sonno, pensieri ricorrenti sull’evento, evitamento di persone o situazioni collegate, assunzione di sostanze psicoattive sono alcune delle manifestazioni che possono indicare l’insorgenza di problemi depressivi, traumatici o d’ansia, che necessitano di un aiuto terapeutico.

Anche l’uomo, il compagno, soffre per la perdita ma generalmente in modo diverso rispetto alla donna: ha più difficoltà a riconoscere e verbalizzare i propri sentimenti ed emozioni, e tende ad offrire una risposta più rapida e orientata all’azione più compatibile con le aspettative del ruolo sociale.

Allo stesso modo, dobbiamo considerare che questa perdita rappresenta un evento critico anche per la coppia che richiede un nuovo adattamento: la comunicazione unita alla comprensione dei bisogni emotivi di ciascuno possono creare maggiore intimità e rendere la coppia più unita e forte.

Diventare consapevoli ed accettare i propri vissuti dolorosi è il primo passo per superarli e molte persone riescono a fare questo da sole e con l’aiuto di persone care. Ma se la sofferenza emotiva perdura, disturba il normale svolgimento delle attività quotidiane, è necessario ed efficace rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

Uno dei metodi indicati per il superamento di tali traumi è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

LA TECNICA DELL’EMDR

Tutte le persone, nell'arco della loro vita, possono trovarsi a vivere eventi che minacciano la loro integrità psicologica. A volte possono essere esperienze dolorose vissute da piccoli, esperienze che diventano importanti perché ripetute e protratte nel tempo o perché in un dato momento si è molto vulnerabili. A volte possono essere grandi traumi come quelli provocati da catastrofi naturali, lutti, incidenti stradali, aggressioni, abusi o diagnosi infauste. Questi accadimenti lasciano un segno, non solo nel loro modo di affrontare il quotidiano, i problemi, le relazioni, negli atteggiamenti e nelle emozioni, ma restano impresse anche nel cervello (nelle reti neurali), come diversi studi neurobiologici hanno dimostrato. 

Ogni essere umano mette in campo il suo naturale sistema di riparazione di queste ferite, mobilita tutte le risorse disponibili e, il più delle volte, gli eventi traumatici vengono elaborati in modo adattivo e la persona recupera un nuovo equilibrio che gli permetterà di affrontare il futuro e di proseguire nei suoi progetti di vita. Quando invece un trauma non viene risolto, emozioni, pensieri, sensazioni corporee legate ad esso sono vivide e provocano una grande sofferenza, impedendo alla persona di vivere serenamente e di raggiungere i suoi obiettivi o ostacolando le relazioni.

 

L'EMDR (dall'inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), è un trattamento psicoterapeutico nato negli anni ottanta grazie a Francine Shapiro e utilizzato nella risoluzione di sintomi e del disagio emotivo legati a esperienze di vita stressanti e traumatiche. Ella ritiene che l'EMDR possa essere un valido aiuto per dare sollievo in molti disturbi clinici grazie all'elaborazione dei ricordi disturbanti di esperienze di vita che possono aver contribuito allo sviluppo di tali disturbi.

Le stimolazioni bilaterali che il terapeuta fa compiere al paziente, favoriscono una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali, in modo simile a quello che avviene durante una delle fasi del sonno, chiamata fase REM, la fase in cui si sogna. Dopo l'EMDR la persona avrà ancora il ricordo dell'evento, ma si saranno modificate l'intensità emotiva e le sensazioni fisiche con cui era stato vissuto fino a quel momento, sentirà che esso fa parte del passato e che i pensieri intrusivi non lo disturbano più. Il ricordo è integrato e la persona maggiormente consapevole di se stessa, delle sue potenzialità e fiduciosa del suo valore. Ciò che è accaduto non si può cambiare, ma il ricordo lascerà spazio a nuove risorse e a un maggior benessere.

L'EMDR si è rilevato un trattamento rapido, efficace e applicabile a persone di qualsiasi fascia di età, inclusi i bambini. Nel 2013 è stato considerato il trattamento privilegiato per i Disturbi da Stress Post Traumatico dalla nostra Organizzazione Mondiale della Sanità.

Se vuoi saperne di più, clicca su questo link:

Associazione EMDR, www.emdr.it

TRISTEZZA E DEPRESSIONE

Quante volte ci è capitato di provare una sensazione spiacevole, che classifichiamo come negativa, perché le cose non sono andate come avremmo voluto? O nell'affrontare situazioni che viviamo come perdita di qualcosa di importante (un amore, un'amicizia sulla quale avevamo investito, un lavoro, la morte di una persona cara)? Chiamiamo questa emozione "tristezza". Avviene così che la nostra attenzione si concentra proprio su quello che ci è accaduto, è come se fossimo sospesi: possiamo percepire un senso di vuoto, di angoscia anche, magari sentiamo la voglia di piangere, di stare da soli, ciò che prima era piacevole non lo appare più, pensiamo e ripensiamo al nostro sentirci tristi.

COME CI SI SENTE

Il più delle volte, questo stato di sospensione, ci da lo spazio per elaborare e dare un senso alla nostra perdita, ci aiuta a guardare la situazione anche da diverse prospettive e pian piano, cominciamo a pensare a nuovi progetti e riprendiamo in mano il nostro quotidiano. La tristezza infatti è un'emozione che ci può essere funzionale a portare dei cambiamenti positivi nella nostra vita. A volte invece questo processo non avviene.

La nostra tristezza si protrae nel tempo e ci sentiamo bloccati, nell'impossibilità di poter cambiare le cose, non crediamo neppure più nelle nostre risorse, sentiamo che non c'è la possiamo fare...stiamo male, sentiamo una grande sofferenza dentro di noi. 

Le cose di tutti i giorni sono faticose: non ci intessano più le attività che ci entusiasmavano, il sonno non è più quello di prima, o non riusciamo ad alzarci dal letto o non riusciamo ad addormentarci, cambia il nostro appetito, la nostra voglia di prenderci cura di noi, siamo sciupati, senza energie. Non ci piacciamo più, ci capita di sentirci in colpa anche per cose banali, non riusciamo a mantenere la nostra attenzione sulle cose perché mille pensieri tristi ci assalgono, forse ci capita anche di pensare alla morte, con un senso di paura o di desiderarla per porre fine al dolore che percepiamo.

Quando accade questo, ci sentiamo "depressi".

Quando accade questo stiamo vivendo male.

COME USCIRNE

Cosa possiamo fare?

Quando percepiamo questo disagio, la differenza tra un nostro io attuale e quello di prima, quando cominciamo a farci domande rispetto al non riconoscerci al non accertarci, ecco, quello è il momento in cui siete pronti a chiedere aiuto.

La psicologia può offrire diversi strumenti come supporto valido a questo momento di vita che travolge molte persone, non sentirsi soli è già un primo passo.

Il confronto con un professionista ci può aiutare a recuperare le risorse personali schiacciate da una sofferenza che ci trascinano appresso da tempo, indirizzandole alle diverse sfere della nostra vita: concentrarci su un obiettivo per volta, ragionale sulle strategie che consentono di realizzarlo, pensare a come fronteggiare gli ostacoli che si pongono tra noi e i nostri desideri. Recuperare l'amore verso il nostro corpo, magari riscoprendolo attraverso pratiche incentrate sul nostro respiro, sentire che esiste ed è vivo, che noi siamo vivi. Ritrovare il gusto e il piacere per quello che il nostro mondo, fatto di piccole cose, ci offre. Recuperare le relazioni che abbiamo trascurato o che hanno risentito del nostro malessere. Accettare un po' alla vota quello che siamo, i cambiamenti che sono sopraggiunti e finalmente concedersi di poter pensare anche al futuro.